Dieselgate, bufera Volkswagen: quando la disattenzione all’etica rovina la reputazione aziendale

Dieselgate Volkswagen: etica e reputazione

I motori Volkswagen fanno nuovamente parlare di sé con la scoperta di un nuovo scandalo.
L’azienda avrebbe infatti effettuato dei test su scimmie e su 25 uomini per individuare i possibili effetti da inalazione delle emissioni del motore diesel.

Il fenomeno dieselgate, o scandalo sulle emissioni, fece già parlare di sé nel 2015 con la denuncia da parte della United States Environmental Protection Agency (EPA) della falsificazione delle emissioni di vetture munite di motore diesel vendute negli Stati Uniti d’America e in Europa. I motori Volkswagen venivano affiancati a un software che permetteva di manipolare i livelli delle emissioni di gas, che altrimenti risultavano essere superiori di ben 40 volte rispetto al massimo consentito dalla normativa, superando a pieni voti i controlli legali.

Ma gli scandali non finiscono qui: l’attuale questione etica riguarda, invece, esperimenti condotti su cavie animali e umane. In particolare, i test risalgono al 2013. In un laboratorio di Albuquerque, Nuovo Messico (Lovelace Respiratory Research Institute, LRRI) 10 scimmie venivano immobilizzate e calmate proiettando cartoni animati su schermi televisivi durante l’emissione del gas in questione per una durata di 4 ore. Le scimmie, spiega Klaus Kronaus dell’associazione anti-cavie, sono state così soggette a gravi problemi di salute e maltrattamenti dovuti all’immobilizzazione forzata, essendo animali altamente dinamici e proattivi.

Questi test sugli animali e perfino sulle persone non trovano alcuna giustificazione sul piano etico. L’indignazione di tante persone è assolutamente comprensibile (Merkel)

I test sulle cavie umane sono stati condotti in maniera simile presso l’Università di Aachen (Germania) tra il 2013 e il 2014. Venticinque persone sono state sottoposte all’inalazione di diossido di azoto per 3 ore al giorno, per la durata di 4 settimane consecutive. Tali esperimenti sono stati condotti presso uno stabilimento clinico dell’Università di Aachen, Albuquerque, la cui direzione ha giustificato la seguente procedura indicando la stessa come metodo necessario per verificarne gli impatti sulla salute nel luogo di lavoro, evidenziandone, infine, l’approvazione da parte di un comitato etico indipendente. Il presidente del consiglio di sorveglianza del gruppo Volkswagen prende totalmente le distanze da quanto accaduto, promettendo rigide indagini sulle procedure e su quanto accaduto.

Le industrie dell’auto avrebbero dovuto limitare le emissioni e non dimostrarne la presunta innocuità (Seibert)

Questo nuovo scandalo porta nuovamente una ventata di sfiducia nei confronti dell’industria automobilistica e significativi risvolti negativi da parte degli stakeholder non si sono fatti attendere. Una class action dall’ammontare di 90.000 moduli di adesione nei confronti del gruppo Volkswagen richiedente il risarcimento del 15% del prezzo delle auto acquistate è già pronta alla battaglia in Tribunale, azione già promossa dalla Corte d’Appello di Venezia, come risposta allo scandalo dieselgate.
Con la scoperta dei test sulle cavie, anche gli azionisti dell’azienda non hanno perso tempo. Uno dei maggiori, Stephan Weil, ha chiesto immediati chiarimenti al colosso tedesco, commentando tale notizia come assurda e nauseante.
Per la seconda volta nell’arco di pochi anni il gruppo Volkswagen manifesta una scarsa attenzione – per usare un eufemismo e rimanere nell’ambito della corretta comunicazione –  per gli aspetti etici della conduzione del proprio business.

È così che Immanuel Kant descrive il comportamento etico: “Trattare l’umanità, così nella sua persona come in quella di ogni altro, sempre insieme come un fine, mai semplicemente come un mezzo per raggiungere un fine”.

Tale visione può essere comparata all’etica aziendale, la quale si riferisce all’integrazione delle attività di business dell’impresa con il rispetto e la tutela di tutti gli stakeholder con cui si relaziona, manifestando un’attenzione e un impegno sempre attivo verso le attività di valorizzazione delle risorse ambientali e la loro conservazione per le generazioni attuali e future.
Questi principi hanno una loro validità di base e non possono e non devono essere considerati in modo strumentale. Peraltro, è anche possibile dimostrare che una convinta e credibile attenzione per la sostenibilità e la responsabilità d’impresa produce effetti positivi sia in termini commerciali che sul piano finanziario: clienti e stakeholder pongono molta attenzione nei confronti dell’atteggiamento etico tenuto dalle imprese, condizionando le relazioni presenti e future con le stesse. Dal punto di vista sostanziale, oltre che teorico e di metodo, resta da dimostrare se, come e soprattutto quanto l’ennesimo scivolone del colosso automobilistico tedesco possa generare effetti negativi e permanenti sull’opinione pubblica e sugli utenti.

 

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Sono una studentessa del corso di laurea in Marketing e Ricerche di mercato dell’Università di Pisa. Sono una sportiva, appassionata di Bodybuilding: metto passione in tutto ciò che credo e mi impegno al massimo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Un giorno vorrei lavorare come Brand/Product Manager per una grande azienda operante nel settore sportivo, alimentare o della cosmesi.
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