Gucci: fur free policy, una moda da seguire

Gucci fur free policy

Al convegno Kering Talk sulla sostenibilità nel settore moda, organizzato dall’omonima Kering, multinazionale francese proprietaria di un gruppo di luxury brand, in collaborazione con London College of Fashion, il CEO di GUCCI, Marco Bizzarri ha annunciato che dalla prossima stagione primavera estate 2018 l’azienda diventerà “fur free”: non saranno più inclusi nelle prossime collezioni capi di abbigliamento interamente o parzialmente realizzati con pellicce di animali appositamente allevati o catturati.

Gucci ha aderito alla “Fur free Alliance” una coalizione internazionale che ha lo scopo di fermare lo sfruttamento e l’uccisione di circa 40 specie di animali per utilizzare la loro pelliccia nel settore della moda e inoltre è intenzionata a donare una parte dei proventi che derivano proprio dalla vendita dei prodotti con le pelliccia ad associazioni per la difesa degli animali.

Ma che effetto ha destato e quali sono i motivi per cui uno dei Fashion Brand più influenti al mondo ha deciso di adottare una politica Cruelty Free?

La notizia ha creato rumore online. L’intervista del presidente di Gucci pubblicata da Business of Fashion, magazine online che si occupa a 360 gradi del mondo della moda, ha ottenuto più di 37.000 condivisioni, anche i post sui social media della stessa azienda in cui annuncia la “fur free policy” ha guadagnato più di 5500 condivisioni su Facebook e quasi 170000 “likes” su Instagram con circa 10000 commenti da parte degli utenti, i quali alcuni di essi si augurano che questa politica adottata dalla Maison sia il trampolino di lancio per l’eliminazione totale delle materie prime di origine animale come le pelli di coccodrillo, pitone e agnello (leather free policy).

Fur Free: Gucci joins the Fur Free Alliance, LAV Onlus and Humane Society announcing at the London College of Fashion…

Publié par Gucci sur jeudi 12 octobre 2017

Le principali associazioni animaliste hanno gridato alla svolta epocale, PETA in primis, sul suo blog si è congratulata con Gucci, affermando che dopo venti anni di pressioni e “cheeky moments” contro Gucci, tale scelta rappresenta una vittoria per gli animali. La LAV che da anni collabora con Gucci per la salvaguardia dell’ambiente e degli animali ha dichiarato che “ La decisione di Gucci cambierà radicalmente il futuro della moda”, mentre l’ENPA ha espresso “A nome di Enpa e della stragrande maggioranza degli italiani, ben l’86% (Eurispes, 2016), contrari all’uso di pellicca…la sua gratitudine per avere finalmente abbracciato la moda cruelty free”.

Gucci non è il primo Luxury Brand ad aver adottato questa scelta, nel 2016 Giorgio Armani annunciò il suo impegno per la politica “fur free”, così prima di lui Stella McCartney ( anche leather free), Hugo Boss, Tommy Hilfiger e Calvin Klein ma anche il gruppo YOOX Net a Porter, leader mondiale del luxury fashion e-commerce, ha vietato la vendita di pellicce nelle sue piattaforme online.

Perché il mondo del fashion system quindi si sta muovendo verso scelte più “suitability”?

La società attuale è cambiata, è sempre più attenta all’ambiente e alla salvaguardia di esso per le generazioni future. I consumatori premiano le aziende che sono impegnate sul fronte dell’eco-sostenibilità e preferiscono prodotti e servizi che sono caratterizzati dalla sostenibilità ambientale, etica a sociale. Le aziende quindi devono adeguarsi alle esigenze dei propri consumatori che stanno diventando sempre più “green”.

Possiamo dire che la politica Cruelty Free adottata da tali aziende è solo un “piccolo tassello di un puzzle” che compone un disegno strategico aziendale orientato alla responsabilità sociale, che coinvolge non solo le aziende stesse ma anche tutti i suoi stakeholders: dalla catena di approvvigionamento, ai canali di distribuzione, fino al cliente finale che viene educato a compiere scelte più responsabili.

Gucci si è sempre impegnata ad affermare un modello di lusso sostenibile, sin dai primi anni 2000, ha avviato volontariamente un processo di certificazione in materia di responsabilità sociale e ha avviato iniziative eco-friendly per ridurre progressivamente l’impatto dell’azienda sull’ambiente. Non a caso in concomitanza all’annuncio sui social della fur free policy, ha comunicato che per i prossimi 10 anni aderirà al piano di sostenibilità in partnership con il brand Culture of Purpose, come afferma il Ceo di GUCCI: “l’impegno per uno sviluppo sostenibile è un elemento cruciale della nostra attività”.

Ci auguriamo che l’eco-sostenibilità diventi sempre più una tendenza da seguire sia per le aziende ma anche per la società in generale, dobbiamo abituarci a compiere piccoli sforzi che possono fare la differenza per il pianeta e per le generazioni avvenire.

Claudia Burchielli

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