Marco Miani: da laureato in marketing a CEO della start-up “ME Group”

Marco Miani - Me Group

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Marco Miani, CEO di “ME Group“, che ci ha raccontato in cosa consiste il suo lavoro e ha condiviso con noi le sue esperienze passate.

Ciao Marco! Tu sei il CEO di ME Group, la startup che produce lo scooter elettrico ME. Puoi descriverci di cosa si occupa la tua azienda?

La nostra startup è completamente italiana, nata da un progetto di tre aziende pre-esistenti. La sua creazione ha vissuto quindi un percorso anomalo, proprio perché non nasce da veri e propri startupper, ma dalla voglia di innovazione di altre 3 aziende che facevano altro nella vita. Si sono poi messe insieme a sistema affinché nascesse la ME Group, startup innovativa (riconosciuta come tale perfino dalla Comunità Europea) e attualmente monoprodotto perché, a differenza di molti competitor, abbiamo in assortimento solo scooter elettrici.

La prima cosa che si nota sul vostro sito internet è il claim “mobilità positiva”. In cosa consiste?

Il nostro concetto di marketing è “disrupting”, nel senso che non va a toccare le classiche leve del marketing usate dai competitor, cioè quelle che il consumatore prende in considerazione quando deve trovare un mezzo per andare da un luogo ad un altro.
Il problema della mobilità è un problema che nasce con l’uomo: tutti, ogni giorno, dobbiamo decidere quale mezzo utilizzare per il tragitto da A a B. La nostra startup vuole offrire una soluzione a questo problema, ma che sia “positiva”. E infatti, è già il prodotto in sé che si porta dietro tutta una serie di valori positivi che molto spesso, quando si utilizzano alternative ad uno scooter elettrico, non vengono considerati.
Spostarsi col ME è positivo perché non si inquina e perché si usa un prodotto italiano, bello, semplice e maneggevole. In un certo senso, quindi, il concetto di mobilità positiva si lega al concetto di “convenience”, la quale però non è una convenienza nel senso stretto di risparmio di denaro ma una convenienza allargata, che tocca anche temi legati all’ambiente e alla sostenibilità.

Questo è ciò che c’è dietro all’hashtag della mobilità positiva. Ma come si comunica tutto ciò?

Abbiamo creato una campagna di comunicazione che useremo in vari momenti dell’anno nella quale spieghiamo i problemi che vengono risolti da questa nostra proposta “positiva”. Infatti, sul nostro sito, il prodotto non compare quasi mai. Il concept è più emozionale che cognitivo.
Ad esempio, come claim per Salone di Esposizione Internazionale di Ciclo e Motociclo, abbiamo usato un uomo con barba e capelli rossi, un giacchetto di pelle e un’espressione sul viso super felice, senza però mostrare il ME. Perché? Perché per noi la mobilità positiva è quell’uomo felice che ha fatto da A a B con un’alternativa sostenibile e bella.

In Italia, il settore degli scooter elettrici non è avanzato come in altri Paesi. Quali sono state le difficoltà che avete incontrato sul mercato italiano? Qual è stato l’approccio col mercato? E la vostra strategia di lancio commerciale?

In Italia, il mercato della mobilità elettrica non esiste. È un “non mercato” che solo ultimamente si sta trasformando in un vero e proprio mercato. L’anno scorso il mercato italiano ha venduto 1400 pezzi in totale.
La mobilità, però, è in continua evoluzione.
Sì, è vero. Oggi l’Italia è indietro rispetto agli altri paesi. Ma solo per quanto riguarda i privati (1 individuo su 100 compra uno scooter elettrico). Ciò che invece è più avanzato, e ha anche fatto rivedere il nostro approccio strategico, è la sharing economy e quindi la sharing mobility.
Oggi, le principali città italiane (Milano, Roma, Firenze, Torino) sono invase da queste novità. Noi siamo molto interessati e già dal prossimo anno faremo partire una collaborazione con un’azienda di Milano per uno scooter sharing.
Anche se sotto il punto di vista aziendale il nostro focus rimane l’utente privato, siamo certi che lo sharing sia in grado di garantire due grossi benefici, che sono quelli della comunicazione e della visibilità: 150 scooter brandizzati allo stesso modo in una grande città rappresenterebbero una ottima vetrina.
Questo ovviamente sarà più un investimento che una vendita a profitto, ma credo che darà grande visibilità al nostro prodotto.

In un’epoca altamente digitalizzata come la nostra, quanto è importante saper comunicare tramite i social? Voi come sfruttate questo strumento?

Secondo il mio punto di vista, i social sono fondamentali. Noi utilizziamo maggiormente strategie pull, dato che il nostro è un prodotto molto appeal. Infatti, il nostro piano di comunicazione sui social non è quello di usare testimonials. Ad esempio, se vai sulla nostra pagina Instagram troverai una foto con Pif, il conduttore televisivo. Lui non è un nostro testimonial. Ha semplicemente visto il nostro prodotto e l’ha voluto comprare. E questo accade quando si ha tra le mani qualcosa di innovativo, bello e che ha a che fare con ciò che abbiamo citato precedentemente: la mobilità positiva.

So che avete collaborato con i laureandi del corso di laurea in Marketing e Ricerche di Mercato dell’Università di Pisa alla ricerca dei possibili target e del perfetto posizionamento. Cosa avete tratto da questa esperienza?

Gli aspetti che hanno toccato sono stati molto interessanti e quasi tutti In linea con le nostre aspettative. Hanno confermato ciò che era dentro la pancia del nostro marketing. Qualche spunto interessante di microsegmentazione l’abbiamo perfino applicato alla nostra lead generation.
Noi lavoriamo su targetizzazioni e localizzazioni molto mirate e i target da voi individuati hanno fatto sì che il nostro marketing studiasse in modo più approfondito le caratteristiche e i modi di essere di questi profili.

Ora parliamo un po’ di te. Hai una laurea in marketing e una lunga esperienza in Pirelli. Potresti raccontarci le tappe fondamentali della tua carriera nel marketing?

Mi sono laureato in Marketing e Ricerche di Mercato a Pisa e già durante l’università ricordo di aver iniziato ad avvicinarmi al mondo del lavoro. Infatti, insieme a un mio collega, ho fondato un’associazione chiamata JEPI (Junior Enterprise Pisa) nella quale proponevamo ai nostri clienti, che potevano essere piccole strutture, enti pubblici, aziende locali e altre realtà, la possibilità di svolgere per loro ricerche di mercato.
Prima della laurea ho effettuato uno stage in Millward Brown, un istituto di ricerche di mercato, e poi ho usato quell’esperienza per la mia tesi. Dopo questa esperienza nel mondo delle ricerche, ho sentito l’esigenza di spostarmi nelle industrie e di avere a che fare con qualcosa di fisico, e non meramente servizio. Quindi sono passato in Pirelli, dove sono rimasto per 8 anni nella funzione marketing. Inizialmente ho fatto l’analista e quindi mi occupavo di analisi della concorrenza. Poi mi sono occupato di retail e quindi principalmente dei punti vendita. Successivamente sono passato al trade marketing e ai rapporti con grossisti e autoconcessionarie e, infine, ho effettuato il passaggio dal mercato italiano a quello internazionale. Quindi, per 3 anni ho lavorato in HQ, cioè in “headquarters”, dove vengono fatte le strategie centrali che poi vengono diramate nei vari paesi del mondo. Lì mi sono occupato di progetti di sviluppo business.

E qual è stata la parte che hai preferito?

È stato un percorso di accumulo di esperienze molto interessanti. Il più bello forse è stato l’ultimo, ma nell’ottica che il più bello sarà il prossimo.
L’elemento che per me ha fatto la differenza è stato l’approccio a tutti questi temi attraverso il “geomarketing”. Seguivo e creavo strategie, prima in Italia e poi a livello internazionale, utilizzando strumenti come l’analisi di potenziale geolocalizzato e l’ottimizzazione e massimizzazione della quota di mercato all’interno di un determinato territorio.

L’azienda è stata fondata nel 2015 e tu hai iniziato a collaborare a fine 2016. Potresti raccontarci di più di questa tua nuova esperienza in cui sei passato da un ruolo di marketing ad essere CEO e come (e se) il tuo background ti ha aiutato?

Il mio background sicuramente mi ha aiutato nella fase attuale dell’azienda, nel senso che avere un CEO con il profilo come il mio è stato ritenuto essenziale in questa fase iniziale. Avere come amministratore delegato una persona con esperienze nel marketing commerciale era ciò che si è ritenuto opportuno per il lancio commerciale della startup e i primi passi di awareness nel mondo.
È ovvio che in altre fasi, come magari nel caso di aumento di capitali o fusioni di aziende, l’amministratore delegato sarà legato a funzioni aziendali diverse. Nel caso delle fusioni, magari si opterebbe per un finanziario. Mentre nella fase dell’azienda in cui siamo oggi, il profilo marketing è quello che serve maggiormente.

Quali sono le differenze più evidenti tra la formazione universitaria e il mondo del lavoro?
Inoltre, ad oggi, quali sono le competenze e le skills personali che dovrebbe sviluppare chi ha il desiderio intraprendere un percorso nel marketing?

L’università è un luogo dove le competenze, che sono i docenti, vengono messe a disposizione degli studenti. Ciò che è centrale è il ruolo del ragazzo che studia perché capisce che il passaggio dalla scuola obbligatoria a l’università creerà un valore futuro per lui. Non è più un adolescente che studia perché è obbligato a farlo.
Il valore che svilupperà sarà composto da due aspetti: quello legato alle soft skills e quello invece delle hard skills. Queste ultime si ottengono con la fatica. Si studia, si cercano approfondimenti personali e opportunità lavorative. Le prime invece sono quelle legati alla propensione personale al voler imparare.
La formazione universitaria, quindi, sarà il tuo background, che tu stesso sei riuscito a crearti.
La vera distanza tra questa e il mondo del lavoro è che in azienda ci sono flussi e processi e si lavora principalmente con procedure stabilite. Ma il modo in cui lavorare e come mettere del tuo in quello che fai te lo insegna l’università. E questi sono aspetti dati principalmente dalla tua propensione personale, sviluppatasi negli anni.

Grazie mille Marco e buona fortuna per il futuro!

Grazie a voi.

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Laureata in Economia Aziendale, mi sono riscoperta un’appassionata di Marketing e di tutto ciò che gli ruota attorno. Amo viaggiare e scoprire nuove culture, soprattutto quelle distanti dalla mia.
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