Nicolò Santin, Founder e CEO di Ofree: videogames, CSR e un gatto

Nicolò Santin, Founder e CEO di Ofree

Ho avuto il piacere di scambiare due parlare con Nicolò Santin, fondatore e CEO della startup Ofree, una piattaforma online che offre agli utenti la possibilità di divertirsi giocando con i videogames e di sostenere cause benefiche gratuitamente.

Ciao Nicolò. Per prima cosa vorrei chiederti cosa è Ofree.
Ofree è un progetto nato dalla mia tesi di laurea in Economia e Gestione delle Aziende e che, adesso, è diventato una startup: è una piattaforma che si propone di convertire il tempo che le persone trascorrono giocando ai videogiochi in donazioni. La nostra mission è quella di permettere alle persone di donare senza spendere, per fare questo abbiamo seguito con attenzione due importanti trend: l’attenzione che viene rivolta al tema della CSR delle imprese e l’espansione del mondo del gaming. Da un lato il mondo dei videogiochi mi appassiona, dall’altro i miei studi universitari nel ramo marketing mi hanno fatto conoscere i branded games. Unendo queste linee ho dato vita ad una piattaforma che aggrega dei giochi brandizzati, ma non in modo tradizionale con banner e pop-up, che possono risultare fastidiosi, bensì integrando il brand direttamente all’interno del gioco. L’azienda paga per essere presente sulla piattaforma e beneficiare della pubblicità, l’utente gioca gratuitamente e decide a chi donare le monete virtuali che guadagna in game.

 

Ofree come funziona

Nicolò, laureato in International Management, ha un’idea. La propone a Matteo Albrizio, Ingegnere Aerospaziale, e insieme decidono di svilupparla. Come nasce la vostra startup?
Io mi sono laureato con questa tesi, che è finita su alcuni giornali perché è stato un lavoro di 700 pagine, con 2500 questionari compilati. È simpatico perché il Professore ne aveva chiesti 200, ma io volevo assolutamente la lode e mi sono dato da fare, ricorrendo anche all’aiuto dei miei cuginetti che sono andati in spiaggia con una maglietta con scritto ‘Se compili un questionario ti regaliamo un sorriso’. Questo ha suscitato un po’ di interesse e alcuni giornali ne hanno scritto. Proprio questi articoli hanno catturato l’attenzione di alcune persone, che hanno iniziato a scrivermi per saperne di più di questa startup, tra cui Matteo. Inizialmente lui lavorava, aveva un posto full-time, ma mi disse

“Io sono un Ingegnere Aerospaziale, non so come aiutarti, ma so che voglio aiutarti!”

Il primo aiuto è stato quello di inviare messaggi a me invece che alla fidanzata, per consigliarmi a quali startup competition partecipare o come migliorare il sito. Da lì è stato costruito tutto, un passo alla volta.

La mission dell’azienda, da cui sono rimasto colpito, è quella di fare del bene, di supportare delle iniziative no profit. Vi siete prefissati uno scopo?
In un articolo di TrevisoToday di qualche tempo fa puoi trovare la mia faccia con scritto ‘Voglio donare un miliardo di euro entro il 2020’. È un’impresa tosta, è il 2019 e devo inventarmi qualcosa. Però quell’articolo è stato molto utile, ha convinto le persone della bontà dell’idea: se avessi puntato in basso non avrebbe fatto presa su nessuno. Quel numero non era scritto a caso, c’erano dietro diversi studi sul mercato dell’online advertising e su quello del gaming, che raggiungono dimensioni pazzesche. Forse entro il 2020 non ci riuscirò, ma credo di potercela fare. Anzi, la mia sfida personale sarà farlo entro il 2020!

Quello che dico sempre a Matteo è ‘se ci provo ho l’1% di possibilità di farcela, se non ci provo lo 0%’. Per conoscere il fondatore di Candy Crush ho chiesto ad una giornalista di intervistarmi insieme a lui e adesso continuiamo a sentirci. Io odio correre, ma per parlare con Riccardo Pozzoli sono andato ad un evento di running organizzato dalla Nike: il mese successivo eravamo a pranzo assieme e siamo rimasti d’accordo di rivederci dopo questi tre mesi in Silicon Valley per collaborare. Bisogna porsi obiettivi alti, essere determinati.

Come funziona il vostro modello di business? Come riuscite a fare impresa donando?
Il passo iniziale è trattenere una fee sull’investimento dell’azienda: il 50% dei soldi che una azienda investe in spese di marketing sulla nostra piattaforma vanno in beneficenza, il restante 50% lo tratteniamo noi. L’idea era quella di trattenere una quota più bassa, ma sarebbe stata a rischio la sostenibilità economica del modello. Nel lungo periodo contiamo di attingere ad altre forme di ricavo, dal posizionamento dei giochi all’interno della piattaforma al fungere da collegamento tra azienda che vuole lanciare il gioco e gaming company che può svilupparlo.

Ofree è una startup innovativa, che ha ricevuto diversi riconoscimenti a livello nazionale e suscitato interesse.
A Maggio 2018 abbiamo vinto la Startup Weekend a Milano, poi abbiamo partecipato a Lean In EU Women Business Angels a Verona: è stato molto particolare, perché era rivolto soprattutto ad imprenditorialità femminile, ma la nostra componente femminile quel giorno non è potuta venire e, nonostante la mia voce un po’ profonda, siamo riusciti a vincere ugualmente. È stato molto bello Startuppato a Torino, una grandissima competizione tra oltre cento startup, in cui era il pubblico a votare il vincitore. Nel nostro piccolo, con una versione di prova della piattaforma e con un cartello con scritto ‘Cercasi giocatori bravi per salvare il mondo’, siamo riusciti a vincere. Poi abbiamo vinto il Premio Nazionale Innovazione ICT e qualche giorno fa ci è arrivata la comunicazione che abbiamo vinto anche il Revolutionary Pitch: a ticket to the moon organizzato da StartupItalia! e growITup e questo ci permetterà di partecipare al VivaTech di Parigi. Ovviamente queste sono le competizioni che sono andate bene, ma non sempre è stato così: in molti casi non siamo riusciti a piazzarci. Però l’esperienza di partecipare ad una startup competition o ad uno startup weekend la consiglio a tutti, anche se non si è interessati a questo mondo, perché è un ottimo modo per vedere realtà interessanti e conoscere persone.

Da dove sono arrivati i finanziamenti per avviare l’azienda? Avete attinto al crowdfunding?
Il crowdfunding è stato l’argomento della mia tesi di laurea triennale, quindi ne avevo un po’ studiato le caratteristiche. Noi abbiamo voluto realizzare un crowdfunding creativo: abbiamo avviato una campagna su GoFundMe, ma attraverso le donazioni, senza offrire un reward in cambio dell’investimento. Successivamente c’è stata la vincita del Premio Nazionale Innovazione e più avanti ancora è entrato un altro investitore.

https://www.facebook.com/ofreenonprofit/photos/a.196470454310389/292470018043765/?type=3&theater

Abbiamo pensato che il crowdfunding non fosse la soluzione migliore, perché raggiungere l’obiettivo può essere difficile senza che ci siano investitori iniziali: mi è capitato di vedere campagne con obiettivo di 3000€ in cui nessuno aveva creduto, in cui neanche il fondatore aveva investito; se invece lanci una campagna e ci sono già persone pronte ad investire diventa attraente e altre persone decidono di partecipare. Per adesso abbiamo deciso di lasciarlo da parte, in futuro valuteremo.

Dal Veneto siete partiti alla volta della Silicon Valley, cosa vi ha spinti verso questo grande salto?
Che siamo fuori di testa! In uno degli acceleratori di impresa in cui siamo andati mi hanno detto che ci volevano assolutamente e ci davano 3 anni di tempo per validare il nostro prodotto. Io ho pensato: ‘cosa? Tre anni?’. Io sono una persona, come Matteo del resto, che vuole metter giù la testa e lavorare. L’idea quindi è quella di correre il più possibile e sfruttare le opportunità che si pongono. Abbiamo avuto questa opportunità, abbiamo constatato che in America gaming e charity hanno molto più peso che in Italia, e abbiamo deciso di salire su questo treno che passa una volta nella vita. Credo che sia stata la scelta giusta sotto molti punti di vista, per imparare prima di tutto, e poi per le possibilità di networking che si aprono: qui le persone ti guardano ed hanno già il biglietto da visita in mano, sono orientate al business.

Sui social avete scritto che siete alla ricerca della casa più economica di San Francisco. L’avete trovata?
Sì, assolutamente! Qui le case sono molto costose, ma siamo riusciti a trovarla ad un ottimo prezzo. Un giorno scorrevo le abitazioni su AirBnB e ad un certo punto vedo la foto di un gatto! Incuriosito scrivo alla proprietaria, la casa per me va bene, un ottimo affare!

Il team di Ofree nel frattempo è cresciuto.
Sì, certamente. Full-time siamo sempre io e Matteo, perché credo sia sbagliato iniziare ad assumere persone promettendo chissà cosa senza potergli offrire quello che è giusto. Abbiamo alcuni collaboratori in Italia che hanno un proprio lavoro, ma a cui piace il nostro progetto e che hanno deciso di passare qualche serata ad aiutarci invece che a guardare Netflix. Ci sono due sviluppatori e un advisor che collaborano part-time.

Il vostro trasferimento in America ne è la spia: Ofree cerca di diventare globale?
Io sono nel mondo delle startup da poco, ma ci sono quattro cose che mi sento ripetere sempre:

  1. L’idea vale l’1%, l’esecuzione il 99%
  2. Il team di lavoro è fondamentale
  3. Quando ti presenti non dire mai che non hai competitor
  4. Parti subito globale

Anche solo pensando ad un investitore che vuole vedere un ritorno, un business scalabile, partire con un approccio globale è fondamentale.

Parliamo un po’ di marketing: come si convincono le imprese a prendere parte in questo progetto e ad investire in advertising sui videogames?
È difficile, perché all’inizio la piattaforma parte con zero utenti. È la parte su cui stiamo lottando di più. Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere i grandi brand, che sarebbero disposti a partecipare, ma solamente se la base di utenti che giocano sulla piattaforma è numerosa. Il primo passo è allargare la base installata. Per adesso siamo partiti con aziende più piccole, con budget più piccoli. I risultati che siamo riusciti ad ottenere ci danno la misura di quello che potremo fare crescendo.

Sapete già come farvi conoscere in un ambiente in cui non avete relazioni, come gli Stati Uniti?
Sicuramente gli eventi sono fondamentali. Il problema è che in America partecipare costa una cifra spropositata. Bisogna farsi un po’ furbi. Io e Matteo, ad esempio, andremo a Startup Grind come volontari, per lavorare e cercare di fare networking. L’importante è non star fermi: cercare di creare relazioni su LinkedIn funziona, ma uscire per strada e buttarsi funziona ancora meglio. Questo ci ha portati ad avere appuntamenti con Facebook, con Google, con Apple.

Ad esempio, volevo entrare nella sede di Facebook, ma non conoscevo nessuno che lavorasse all’interno. Ho fatto una foto davanti al Like gigante e l’ho postata, chiedendo di creare un po’ di passaparola virtuale: dopo 7 ore e 42 minuti avevo fissato un appuntamento in Facebook.

Avete mai messo un Like a due persone con le Nike che fanno il simbolo del Like davanti all’azienda del Like? #LikesforLike #NikeforLikes #SupportOfree

Publiée par Ofree sur Lundi 28 janvier 2019

Il prossimo obiettivo è quello di incontrare il CEO di Salesforce, Marc Benioff. Sono andato al grattacielo dell’azienda e ho chiesto di lui. La receptionist mi ha guardato un po’ stranita e mi ha chiesto se avessi visto quanto era alta quella torre. Però un giorno dovrà entrare da quella porta…

Ho letto recentemente che il numero degli utenti che giocano ai videogames su Facebook è in crescita. Uno stimolo in più per puntare su di voi. Come farete a vincere una forte concorrenza?
Ci sono una marea di giochi e di piattaforme, quindi non è quella la strada. Noi abbiamo preso coscienza del fatto che molte persone si stiano accorgendo che il loro tempo ha un valore, tanto che Facebook ha visto un calo del traffico. Si è alzata l’età media degli utenti ed è aumentato il numero di persone che giocano invece di fare altro. Noi puntiamo sul fatto che il loro tempo viene convertito in qualcosa che ha un impatto positivo sulla società. La scelta dovrà essere fra giocare ad un normale videogame e giocare ad un videogioco che converte il mio tempo in valore.

Il Beta Test ha funzionato bene, quante persone siete riusciti a coinvolgere?
La Beta è molto basilare, non doveva essere un lavoro di sviluppo dei giochi. L’importante era trovare aziende che fossero disposte ad investire e persone che avessero voglia di giocare. Siamo riusciti a coinvolgere circa 5000 persone con una spesa di 5€ in advertising su Facebook, quindi sostanzialmente solo tramite passaparola. Noi e le aziende investitrici abbiamo avuto modo di capire, così, che vale la pena portare avanti questo progetto.

Avete già devoluto il primo assegno?
Sì, alla fine della Beta abbiamo devoluto i primi 300€. Sono molto fiero di poter dire che abbiamo aiutato le persone a donare dei soldi in beneficenza senza spendere un centesimo. È ancora pochissimo, ma è la motivazione che mi tiene sveglio fino alle 4 di mattina per lavorare.

Grazie a Nicolò Santin, CEO e Founder di Ofree

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Sono un appassionato di fotografia, un viaggiatore, un amante della buona cucina, uno sportivo che non ha mai sfondato.
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