Nintendo, il potere dei ricordi

Nintendo nostalgia marketing

Di chi sono i nostri ricordi?

I nostri ricordi sono schedari consultati e poi restituiti in disordine da autorità che noi non controlliamo (Cyril Connolly)

Spesso le “autorità” che cercano di rievocare i nostri ricordi sono le aziende che, in un certo senso, ne detengono i copyright, basti pensare all’infinità di sequel usciti negli ultimi anni, da Star Wars a Blade Runner, o alla riproposizione di oggetti di culto come il Nokia 3330, i giradischi, la Fiat 500, la Polaroid e chi più ne ha più ne metta.

La nostalgia nella strategia di marketing di Nintendo

La nostalgia è una delle emozioni umane più potenti e pervasive, le aziende sempre più spesso fanno leva su questo sentimento nelle proprie strategie di marketing, cercando di rievocare nei cittadini, o nel loro pubblico di riferimento, i ricordi dei bei tempi andati. Stiamo parlando di Nostalgia Marketing.

Dall’estate del 2016, con il lancio dell’app PokemonGo, anche Nintendo sembra aver messo la nostalgia al centro di diverse iniziative commerciali. Dalla console Nintendo Entertainment System (NES) del 1983, passando per la rivoluzionaria Wii fino ad arrivare alla Switch, Nintendo ha fatto tantissima strada. A segnare il successo della celebre compagnia nipponica sono state soprattutto due storiche console, il NES e il SuperNES, che godono ancora oggi di un’aura leggendaria nel mondo del gaming grazie alle performance eccezionali per gli anni in cui furono lanciate e grazie al loro incredibile parco giochi, per citarne uno su tutti basti pensare a Super Mario Bros.

L’11 novembre 2016 Nintendo ha lanciato il NES Classic Mini, un emulatore della sua prima storica console con inclusi 30 giochi classici. In pratica si tratta di una riproduzione aggiornata ed in miniatura del vecchio NES dotata di un’uscita per un cavo HDMI, che ne consente la visualizzazione sui nuovi televisori; i giochi, essendo riproduzioni fedeli di quelli classici, hanno la stessa grafica che difficilmente può essere apprezzata dalle nuove generazioni.

Questa operazione di Nintendo si configura come una perfetta azione di Retrò Marketing, cioè di riproposizione di nuovi prodotti praticamente uguali a quelli dell’epoca.
Il successo riscosso dal NES Classic Mini è stato enorme. In termini di vendite è scattata una vera e propria caccia alla console, alimentata dalla domanda molto maggiore rispetto alle unità prodotte, che ha lasciato molti appassionati a mani vuote (2,3 milioni di unità vendute nel mondo, fonte: time.com).I risultati dell’operazione sono stati eccezionali soprattutto in proporzione alla finestra temporale di soli 5 mesi che ha visto il prodotto sul mercato.

Un successo inaspettato

A molti consumatori e analisti è parso singolare che Nintendo abbia prodotto un numero così limitato di console: la motivazione più plausibile sembrava concernere la volontà della nota azienda giapponese di alimentare nei consumatori un’idea di esclusività del brand. Oltre a questa spiegazione è probabile che Nintendo abbia semplicemente sottovalutato la forza dei ricordi e il “potere” della nostalgia dei suoi clienti, e non fosse quindi preparata ad una simile domanda.

La strategia ed i correttivi attuati quest’anno per il lancio di una nuova console, uscita il 29 settembre, la SNES Classic Mini (altro emulatore, stavolta del Super NES del 1990) ci fanno propendere verso quest’ultima spiegazione. Reggie Fils-Aime, Presidente di Nintendo of America ha confermato, in un’intervista con Financial Times, che la compagnia, in questo caso, ha aumentato le produzione di console per permettere a tutti gli acquirenti di metterci le mani sopra. Inoltre ha speso qualche parola anche per la situazione che si creò con il NES classic mini: non si trattò di una precisa strategia di Nintendo per aumentare l’interesse, la difficoltà nel reperire il NES Classic Mini era causata da una domanda nettamente superiore alle aspettative della compagnia.

Anche dal punto di vista del pricing l’azienda giapponese ha leggermente aggiustato il tiro passando dai circa 60 euro del NES agli attuali 80 per lo SNES (in realtà, data l’enorme differenza tra domanda e offerta che si verificò nel caso del NES, la maggior parte degli acquirenti è stata costretta a comprare indirettamente il prodotto pagandolo 3 o 4 volte rispetto al prezzo di listino). Tale livello di prezzo, sotto la soglia dei 100 euro, aiuta a far percepire il prodotto come uno sfizio o un regalo da poter fare a se stessi e resta comunque coerente con l’idea alla base del prodotto.

Quali sono i motivi che spingono all’acquisto?

Queste console non si acquistano perché si brucia dal desiderio di giocare ai vecchi classici, dato che per questo è sufficiente qualsiasi computer o cellulare ed il giusto emulatore, si acquistano perché rappresentano delle icone dell’industria videoludica ed è facile pensare che per molti acquirenti queste due console storiche abbiano rappresentato il loro più grande desiderio d’infanzia.

L’offerta di questi tipi di console si rivolge chiaramente ad un target nostalgico, a quei bambini di ieri che, oggi, sono diventati consumatori con potere di acquisto. L’enorme successo che sta riscuotendo anche la SNES Classic Mini testimonia il potere dei ricordi che questa tipologia di prodotti riesce ad evocare.

Suona più vero che mai il noto detto attribuito ai Gesuiti: “Dateceli da piccoli e saranno nostri per sempre”. Nintendo sembra aver capito la lezione ed aver preso l’operazione nostalgia come un piano industriale a lungo termine, infatti in questi giorni si stanno moltiplicando i rumors che danno la casa di Kyoto pronta a rituffarsi indietro nel tempo con un nuovo progetto: il Game Boy Classic Mini.

Jacopo Bonita

 

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